..:: Intervista a John Gates ::..



Breve nota biografica:

John Gates nasce a Phoenix, Arizona il diciotto Aprile 1965, in una famiglia discretamente agiata: madre professoressa universitaria, padre ufficiale all’interno della U.S. Army, tre figli di cui egli è il maggiore. Frequenta la scuola battista di Phoenix con ottimi risultati e, una volta diplomatosi, decide di seguire le orme di suo padre. Si iscrive quindi all’ United States Military Academy di West Point e dimostra fin da subito un buon acume tattico e una spiccata inclinazione per la diplomazia.

Nel 1990 viene inviato in Iraq per combattere la Prima Guerra del Golfo. Viene catturato dalle truppe irachene nel Gennaio del ’91 e subisce due mesi di prigionia e tortura. Due settimane dopo la sua cattura gli viene concesso il rilascio, che rifiuta per tenere fede al protocollo militare statunitense, così che vengano liberati prima di lui compagni prigionieri già da diversi mesi.

Torna negli States appena terminata la guerra e la sua vicenda suscita un notevole interesse mediatico. Mentre continua a far carriera nell’esercito, stringe numerosi legami nel mondo del petrolio e delle multinazionali scientifiche, a dispetto della sua fama di uomo rigido e austero. Nel 2016, all’età di cinquantun’anni, dopo aver finalmente raggiunto il grado di Capo di Stato Maggiore e sotto l’incoraggiamento di buona parte dei conservatori, decide di correre alle presidenziali come candidato del partito repubblicano. Imposta tutta la sua campagna elettorale sul tema della sicurezza, in un momento in cui la questione mutante sembra fuori ogni controllo. La sua strategia si rivela vincente: viene eletto Presidente degli Stati Uniti d’America con un consenso popolare senza precedenti, che rasenta il plebiscito.

14 Giugno 2020, Washington DC.

Ester Gonzales: Signor presidente, il suo mandato è ormai agli sgoccioli ed è stato senza ombra di dubbio uno dei più discussi e travagliati della storia della democrazia americana. Che considerazione ha del suo operato?

John Gates John Gates: è una domanda ingiusta, mrs Gonzales: da una parte rischio di peccare di superbia, dall'altro di non rendere giustizia all'immenso lavoro che in questi anni ha svolto il mio esecutivo. Penso che propenderò per la prima opzione. Sono molto soddisfatto del lavoro svolto: in questi quattro anni ci siamo messi alla guida di un paese dilaniato dal terrorismo e dalle “casualties” dell'utilizzo senza regole dei poteri mutanti. Abbiamo reso legge le procedure di registrazione e preso seri provvedimenti per arginare l'uso ingiustificato e dannoso dei poteri mutanti. Abbiamo vietato ai mutanti di bere, dopo il tragico incidente che ha visto xx vittime a causa di un mutante ubriaco, abbiamo inasprito le pene per i criminali e fatto in modo che i mutanti pregiudicati non potessero più nuocere tramite i loro poteri. Abbiamo preso un paese che era caduto nell'anarchia, miss Gonzales, e abbiamo lavorato giorno e notte per riportare ordine e sicurezza.

Ester Gonzales: avete anche causato una delle più cupe crisi economiche del Paese, da undici anni a questa parte, a causa del vostro rifiuto categorico di accogliere le richieste del re T'chaka, del Wakanda. L'embargo del vibranio dura da anni, dal G8 del 2018.

John Gates: lo sappiamo, e ricordiamo quei giorni con grande pena. Fu una decisione sofferta, ma a cui non vi era alcun altra alternativa percorribile: il Wakanda chiese non solo di cedere alle richieste di gruppi terroristici mutanti che hanno mietuto vittime in tutti gli States, ma di farlo addirittura cedendo le Isole Kahiwa, venendo meno cioè al nostro voto di tutelare l'integrità territoriale degli Stati Uniti d'America. Era un compromesso che non potevamo accettare, poichè nessun americano ne sarebbe uscito vincitore, ma soltanto un esiguo gruppo di terroristi. La crisi non è stata facile, ma abbiamo preso tutte le misure necessarie per tutelare i ceti più deboli e ora, anche se con molti sacrifici, ne stiamo lentamente uscendo.

Ester Gonzales: lei ha prima detto che il suo esecutivo ha “lavorato giorno e notte per riportare ordine e sicurezza”. “Sicurezza”: è stata una parola chiave sia nella sua campagna elettorale che nel suo intero mandato. Ma ad oggi gli americani sono veramente sicuri?

John Gates: lo sono sicuramente più di quanto lo fossero quattro anni fa. La memoria dei giornali è spesso breve, ma non lo è quella degli americani: lei si ricorda in che condizioni si trovava il Paese, quattro, cinque, sei anni fa? Nel giro di due anni vi furono decine e decine di atti di violenza mutante verso gli umani, un'ondata di terrore che partì dalla California e arrivò in breve alla East Coast, sconvolgendo ogni singolo stato. Quello che accadde ad Atlanta nel duemilaquindici non ha precedenti nella storia della nostra nazione: centinaia di morti, decine di dispersi di cui si sono perse le tracce. Il momento attuale è tutt'altro che roseo, indubbiamente, e tanto lavoro dobbiamo ancora fare per arginare il terrorismo mutante. Ma abbiamo fatto passi da gigante nella lotta per la sicurezza, e tanti altri ancora ne faremo.

Ester Gonzales: indubbiamente, ma a che prezzo? I sondaggi dicono che i mutanti si sentono mortificati, insoddisfatti: bracciali di registrazione, gps, chip inibitori e rintraccianti, mezzi pubblici differenziati, divieto di possedere armi e di bere... alcuni l'hanno accusata di razzismo, per questo “trattamento particolare” che la legislazione odierna riserva ai mutanti.

John Gates: sono accuse infondate, e i cittadini che mi hanno votato, ossia la maggior parte degli U.S.A., lo sanno bene. Un mutante onesto è perfettamente in grado di fare una vita più che dignitosa, alla pari di qualsiasi altro umano, seguendo delle semplici norme che tutelino la propria sicurezza e quella altrui: i mutanti, purtroppo, sono dotati di capacità che spesso non sono in grado di controllare, e con le quali rischiano di nuocere a loro stessi e a chi li circonda. Abbiamo visto ciò che è in grado di fare, contro il suo volere, un mutante ubriaco, per esempio. Sinceramente preferisco prevenire situazioni simili, piuttosto che dover andare ai funerali delle vittime, morte per la nostra poca previdenza e per l'azione sconsiderata di un mutante.

Ester Gonzales: anche un normale sapiens alla guida di un'automobile è pericoloso per se stesso e per gli altri.

John Gates: ma noi diamo una patente a quell'uomo, una patente che se vuole ottenere deve guadagnarsi con lo studio, la pratica, l'educazione alla legalità. Non sono razzista, mrs Gonzales, ma mi rendo conto della necessità di prendere precauzioni: i mutanti possono essere brave persone così come malintenzionati, esattamente come gli umani. Ma cosa accadrebbe se quell'unico mutante malintenzionato su dieci mutanti onesti fosse in grado di attraversare i muri delle nostre case, di influenzare le nostre menti con pensieri che non ci appartengono, di fare esplodere le cose semplicemente toccandole... di uccidere una persona, semplicemente toccandola? Penso che sia in grado di trarre le conclusioni da sola.

Ester Gonzales: sicurezza, quindi, a discapito della libertà.

John Gates: la sicurezza stessa è una libertà, la libertà più grande di tutte. Se non si sentono sicuri nelle loro case, nelle strade, come possono gli americani sentirsi liberi di costruirsi la vita che preferiscono, di realizzare i propri progetti, di vivere, semplicemente? E' con la sicurezza che si costruisce il futuro, e più il nostro Paese sarà sicuro dalle minacce, più i suoi cittadini potranno vivere e prosperare. Ci vorrà del tempo, ma siamo già sulla giusta strada. E ci riusciremo.