Si può imprigionare l'innocenza?
La gaiezza e la dolcezza dell’età puerile, il bel divertimento dei soldatini e delle ore passate a fantasticare su disegni da completare e cartoni animati. Tutti così, più o meno, possiamo ricordare la nostra infanzia. Generazioni diverse, strade tortuose e percorsi di crescita così diversi ma l’innocenza

dell’infanzia è cosa che accomuna le genti: i balocchi ed i regali da scartare, le risate e le prime parole, le piccole lacrime frutto di un capriccio ed i mille insegnamenti di chi la maturità l’ha acquisita con l’esperienza.
E quando, troppo spesso purtroppo, l’innocenza viene negata cosa facciamo? Ci indigniamo, urliamo e strepitiamo, puntiamo il dito contro chi vìola il candido frutto della prima età. Diverso trattamento merita un bambino mutante, costretto alla prigione? E’ pur vero, potreste dire, che un bambino con grandi poteri mutanti è pericoloso perché incapace di utilizzarli. Ma che insegnamento trae un bambino dalla prigionia, seppur con il massimo dei “confort” che essa può offrire? Non sarebbe più giusto insieme all’insegnamento della scrittura, del pensiero e dei normali rudimenti, insegnargli ad utilizzare il suo potere?
Non ci sono famiglie adatte a tale scopo, ne associazioni nel 2018 in grado di fare questo? Di far sentire un bambino mutante, amato, rispettato, coccolato, fargli capire che è un bambino come gli altri se non per questa sua peculiarità? Passando di mano in mano di agenti governativi, dietro sbarre, dentro un palazzo di cristallo cosa potrà mai pensare? Come potrà crescere se non sentendosi un diverso ed una minaccia?
Cos’è in grado di fare è top secret, ma qualunque potere egli abbia non può l’amore insegnargli a dominarlo e non è l’odio che gli si dimostra a spingerlo ad utilizzarlo in modo errato?
Su questo, oggi, vi spingo a riflettere. Non ho risposte da darvi, io non ne sono in grado e non è nemmeno il mio mestiere. Vi espongo i fatti e siate voi a darne le giuste conclusioni
Leonard Colman